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Fior di loto di Ceresole La Nelumbo Nucifera, questo il nome scientifico del fior di loto, ricopre per intero tre grossi invasi lunghi ciascuno un centinaio di metri e larghi altrettanto presso la cascina Gallina, in frazione Cabasse. È un fiore possente, dallo stelo robusto, alto quasi due metri, con petali rosati e foglie di un verde brillante, anch’esse pendenti da altissimi steli e larghe fino a 80 centimetri. L’altezza dello stelo permette al loto di gettare le radici sul fondo dei fiumi e sbucare oltre la superficie dell’acqua come una ninfea. Nelle peschiere della cascina Gallina, però, l’acqua è sensibilmente più bassa. E allora il fiore prorompe in tutta la sua altezza, facendo esplodere i suoi grossi boccioli non sul pelo dell’acqua, ma al di sopra di una foresta composta dalle sue stesse, enormi foglie: “La cosa singolare è che il fiore resiste alle gelate invernali, al freddo, alla neve”, racconta Edoardo Pellissero, la cui famiglia negli anni Ottanta ha acquistato la cascina Gallina e accoglie di tanto in tanto gli sporadici turisti. “Io non devo fare nulla: d’inverno il loto scompare, riposa sotto la superficie dell’acqua. Ma in primavera rinasce all’improvviso e durante il periodo della fioritura, luglio e agosto, getta i suoi fiori verso il cielo, come fosse qui da sempre”.
La bellezza del loto è anche un mistero “tecnologico”. Il cosiddetto effetto loto è la capacità di questo fiore di restare pulito grazie a microscopici cristalli di cera che rivestono la sua superficie esterna, creando un mantello idrorepellente. Sulle foglie di loto l’acqua scivola via portando con sé sporcizia e insetti indesiderati, una caratteristica oggi studiata avidamente dalle aziende tessili, ma considerata simbolo di purezza in Oriente, tanto che l’induismo e il buddismo lo reputano un fiore sacro.
Un'altra peschiera di loto. Una sacralità che, attraversato le peschiere di Ceresole, è in qualche modo migrata al culto della Vergine. Gli studi di Alberto Lusso, storico del Roero, hanno messo in luce come a partire dagli anni Trenta del Novecento la comunità religiosa di Ceresole abbia adottato gli splendidi petali di loto per abbellire le funzioni dell’Assunta. Per celebrare la Madonna dalla Cascina Gallina ne venivano portati grandi mazzi: “Li raccoglievamo chiusi e aprivamo le foglie ad una ad una nell’acqua o con le dita bagnate”, racconta Domenica Caratto, classe 1933. “Non c’era festa dell’Assunta senza fiori di loto. La chiesa era tutta ornata con questi bellissimi fiori”.







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